Rublo e petrolio ai minimi gelano l’economia russa

Oltre alle pesanti conseguenze economico finanziarie causate dalla crisi ucraina, Putin sta tentando di gestire un rublo ai minimi storici e il crollo dei prezzi degli idrocarburi (che rappresentano un quarto del PIL e più del 70% dell’export russo).

Le revisioni al ribasso delle stime di crescita sull’economia di Mosca sono infatti all’ordine del giorno.

  • All’inizio del dicembre 2014 il governo di Putin ha rivisto la stima di crescita del PIL per il 2015 da +1,2% a -0,8%. Questa stima si basava però su un prezzo del petrolio decisamente superiore alle quotazioni correnti (quindi gli introiti provenienti dalla vendita di prodotti energetici sarà inferiore alle attese).
  • Centro Studi Confindustria a metà dicembre ha pubblicato le sue stime: Pil a -1,4% nel 2015 (dal precedente +0,6%) e -0,4% nel 2016.

Tracollo del rublo

Da gennaio 2014 il rublo si è deprezzato più del 50% nei confronti dell’euro, nonostante il massiccio intervento della Banca Centrale che ha cercato di contrastare la fuga di capitali alzando i tassi di riferimento per sei volte e portandoli al 10,5%.

Il 18 dicembre 2014 la Banca centrale ha annunciato anche una serie di misure straordinarie a sostegno del sistema finanziario russo (fondi per ricapitalizzare le banche e fornitura di liquidità aggiuntiva in valuta).

L’inflazione ha superato il 9% raggiungendo valori che non si vedevano a Mosca da tre anni. La maxi-svalutazione della moneta sta provocando code nei centri commerciali in previsione di un aumento dei prezzi, come successe nel 1998 alla vigilia del default.

In questo complicato contesto, si inseriscono le ritorsioni legate alla questione Ucraina.

La Russia è l’ottavo mercato di destinazione per i prodotti italiani, con poco meno di 13 miliardi di euro esportati nel 2013. Tra gennaio e settembre 2014 le esportazioni italiane in valore verso Russia e Ucraina sono diminuite del 13,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-9,8% verso la Russia e -32,4% verso l’Ucraina).

Con il rublo ai minimi storici e le ritorsioni finanziarie che hanno reso più difficile l’accesso al credito, molti consumatori russi non possono più permettersi prodotti di importazione.

Conseguenze della guerra commerciale

A questo bisogna aggiungere le contro sanzioni russe nei confronti dei prodotti agricoli e alimentari  europei che stanno mettendo in pericolo le quote di mercato del made in Italy insidiate da Egitto e Turchia.

In agosto e settembre 2014 (i primi due mesi sui quali è possibile quantificare  l’impatto delle sanzioni russe) l’export agroalimentare italiano ha registrato un calo superiore al 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Secondo la Coldiretti, l’Italia ha perso nel 2014 almeno 1,2 miliardi di export in Russia per effetto del crollo del rublo e dell’embargo che ha vietato gli scambi di frutta e verdura, formaggi, carne, salumi e pesce.

Perdite di quote di mercato considerevoli si registrano anche in altri importanti comparti: automobili (-45,4 per cento), mobili (-7,5 per cento) abbigliamento e accessori (-15,2 per cento).

I dati Assocalzaturifici registrano un calo del 40% degli ordini provenienti dalla Russia. Mosca è il sesto mercato per le calzature italiane e nei primi sette mesi del 2014 ha registrato un calo del 20% in termini monetari e del 15% per quanto riguarda i volumi.

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